SPAVENTAPASSERI

        

Spaventapasseri mi chiamo,

son mezzo uomo e mezzo ramo.

Coi miei vestiti sbrindellati

mi metton sempre in mezzo ai prati

e in mezzo ai prati e in mezzo ai campi,

con pioggia e sole, vento e lampi,

io caccio via tutti gli uccelli,

che siano brutti o siano belli.

 

Ho un gran cappello sulla testa

(Giovanni dice che è una cesta...)

e una camicia verde e rossa

(Francesca dice che è un po’ grossa...).

Ho pantaloni rattoppati,

calzini scomodi e bucati

e intorno al collo un fazzoletto

(Vanessa dice che è perfetto...).

 

Se arriva in volo un passerotto,

lo guardo subito di brutto.

La mia occhiataccia gli fa effetto

e scappa via detto-fatto.

Se invece arriva un corvo nero,

divento brutto per davvero

e l’uccellaccio scuro scuro

svolazza via di sicuro.

 

C’è solo un timido uccellino

che non va via, mi sta vicino.

Va beh, d’accordo, lo confesso:

quell’uccellino ha il mio permesso.

Si chiama scricciolo ed un giorno,

proprio alla fine dell’inverno,

si è fatto il nido, divertito,

in una tasca del mio vestito.

 

Da allora, se mi sento solo,

osservo scricciolo e il suo volo

e il sole sparge in mezzo ai prati

arcobaleni colorati.

Se la tristezza mi passa accanto,

ascolto scricciolo e il suo canto.

Son mezzo uomo e mezzo ramo,

spaventapasseri mi chiamo!

                                            Elio Giacone

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