IL RE E IL GIULLARE

Il conduttore prepara quattro brevi racconti con le avventure vissute da quattro re immaginari. Il quarto racconto (quello destinato alla vittima dello scherzo) contiene episodi “esagerati”, in cui il re, alle prese con feroci nemici e terribili mostri, si comporta eroicamente, uscendo ogni volta trionfatore dalle mille disavventure che deve affrontare per salvare la sua corona.

Due giocatori chiamati dal conduttore (il primo re e il primo giullare) si spostano di fronte ai compagni, che li ascoltano e li osservano con attenzione. Mentre il re legge il racconto delle sue avventure, il giullare, alle sue spalle, mima le sue parole, sottolineando i vari momenti della storia con espressioni allegre o tristi del viso: ride se il re è contento, piange se il re è addolorato, gioisce per le sue vittorie e si dispera per le sue sconfitte, il tutto sempre in silenzio. Terminata la prima storia, vengono scelti altri due giocatori e così via.

Quando arriva il momento di leggere l’ultimo racconto, l’inconsapevole vittima dello scherzo viene chiamata ad impersonare il re, mentre un suo compagno (complice del conduttore) dà vita all’allegro giullare. Questa volta (a insaputa, naturalmente, di chi sta raccontando le sue avventure) la mimica non sottolinea la storia e gli stati d’animo del re, ma ne è l’esatto contrario. Quando il sovrano affronta eroicamente i suoi nemici, la mimica lo rappresenta impaurito e tremante, i terribili mostri si trasformano in timidi gattini e il trionfo finale del re viene mimato come l’arrivo di un goffo e malconcio perdente, rassegnato alla sua sorte e agli sberleffi del suo popolo.