IL GIUDIZIO DEI BOVESANI

(Scuola media di Busca - CN - Classe ID)

                  

Un giorno gli abitanti di Boves, stufi di sentirsi dire che erano senza giudizio, si recarono dal loro sindaco: “Non vogliamo più che gli altri ci dicano che siamo senza giudizio! Abbiamo fatto una colletta e abbiamo deciso che tu, che sei il nostro sindaco, devi andare a comprarlo, costi quel che costi!”

Il sindaco, accompagnato dal segretario comunale, si mise subito in viaggio. Arrivati a Torino, i due si meravigliarono di vedere tante, tantissime botteghe. Erano così tante che i due non sapevano dove cercare ciò che erano andati a comprare. Girarono per un po’ da un negozio all’altro, chiedendo ai bottegai se avevano del giudizio da vendere, ma tutti li cacciavano via, infastiditi. A metà pomeriggio, finalmente, un droghiere li indirizzò in una farmacia.

Il farmacista era un tipo burlone e decise di far loro uno scherzo.

“Questo è il posto giusto per voi! Ho ancora un po’ di giudizio da vendervi, ma fate attenzione a non perderlo, perché è l’ultimo che ho.”

Detto questo, andò nel suo laboratorio, dietro la farmacia, prese un topolino bianco e lo mise in una scatola, che legò poi per bene prima di consegnarla ai suoi due clienti.

“Non aprite questa scatola prima di essere arrivati a casa, mi raccomando. Il giudizio potrebbe scappare!”

Il sindaco e il segretario comunale tornarono verso il loro paese, ma la notte li sorprese nei pressi di una cascina. I due chiesero ospitalità al padrone. La notte era calda e avrebbero potuto dormire in cortile, su un mucchio di covoni di grano.

La curiosità di vedere cosa c’era nella scatola, però, era grande e il sindaco decise di aprirla: “In fondo siamo le massime autorità del paese e dobbiamo pur sapere cosa c’è nella scatola… se fosse vuota, faremmo una pessima figura.”

Slegò il cordino che teneva chiusa la scatola e, adagio adagio, alzò il coperchio. Il topolino schizzò subito fuori e andò a nascondersi in mezzo ai covoni.

“Prendilo, prendilo!” – gridava il sindaco al segretario comunale.

“Prendilo, prendilo!” – gridava il segretario comunale al sindaco.

Gridando queste parole, i due buttarono all’aria tutti i covoni per cercare ciò che era scappato via. Il contadino arrivò in cortile con le mani fra i capelli: “Guardate cosa avete combinato! Avete buttato all’aria tutto il mio lavoro! Perché lo avete fatto? Avete perso il giudizio?”

“Eh sì, proprio così… abbiamo perso il giudizio!”

Al sindaco e al segretario comunale non rimase altro da fare che tornare a Boves a mani vuote… per questo, ancora oggi, gli abitanti dei paesi vicini dicono che i bovesani sono proprio senza giudizio!

Parte prima – La scelta del negozio.

Ogni gruppo di giocatori ha cinque minuti di tempo per scrivere il maggior numero possibile di parole che rispettino le indicazioni date dal conduttore. Facciamo qualche esempio. Parole che inizino e finiscano con una vocale e che non abbiano due consonanti o due vocali vicine (elica, avaro, orefice…) Parole che contengano due doppie (passeggiata, assassino, sottoporre…) Parole di almeno dieci lettere con almeno tre vocali diverse (rivoluzione, collaboratori, festeggiamento…) Un punto per ogni parola scritta.

Parte seconda – La burla del farmacista.

Ogni gruppo sceglie una parola di sei lettere e cerca altre sei parole, che inizino con le lettere della parola scelta e abbiano qualche collegamento tra di loro. Fatto questo, mescolano tra di loro le lettere di ognuna delle sei parole e comunicano agli avversari i mucchietti di lettere così ottenuti. Un punto per ogni parola che viene ricostruita e cinque punti a chi individua correttamente la parola di partenza.

Parte terza – La ricerca del topolino.

Il conduttore detta ai gruppi di giocatori una frase presa dalla storia (per esempio: “Il topolino schizzò subito fuori e andò a nascondersi in mezzo ai covoni”) Ogni gruppo deve scrivere il maggior numero possibile di parole presenti nella storia, usando solo le lettere della frase che ha ricevuto. Le lettere usate per comporre una parola non vengono cancellate dalla frase, ma possono essere usate in altre parole. Un punto per ogni parola di almeno cinque lettere scritta.

Vince la squadra che conclude il gioco con il punteggio finale (dato dalla somma dei punti conquistati nelle tre parti del gioco) più alto.