CRIC E CROC

(Scuola Media di Busca - CN)

Questa è la storia di un ladro famoso che tutti chiamavano Cric. Nessuno era mai riuscito ad acchiapparlo. Un giorno Cric decise di far conoscenza con un altro ladro famoso quanto lui, il celebre Croc, e di proporgli di lavorare insieme. Durante il viaggio alla ricerca dell’altro ladro, Cric si fermò in un’osteria e, guardando l’ora, vide che era rimasto senza orologio. “Se l’uomo che ho di fianco mi ha rubato l’orologio senza che me ne sia accorto, non può essere che Croc!” Ciò detto, gli rubò subito il borsellino con il denaro. Quando lo sconosciuto fece per pagare il cibo che aveva mangiato e il vino che aveva bevuto, si accorse di essere rimasto senza borsellino.

“Tu devi essere Cric...” - “.. e tu Croc!” - “Bene, adesso che ci siamo conosciuti possiamo andare a rubare insieme.”

Lasciata l’osteria, raggiunsero la città dove si trovava il tesoro del Re, circondato da guardie armate fino ai denti. I due ladri fecero un buco sotto terra, ci entrarono e rubarono il preziosissimo tesoro. Il Re, disperato, non sapeva dove sbattere la testa. Andò allora da un ladro che si trovava in prigione, un certo Portacalcina, e gli disse: “Se mi dici chi ha rubato il tesoro, ti lascio libero e ti nomino Marchese.” Portacalcina gli rispose: “Può essere stato Cric oppure Croc o tutti e due insieme: sono i più abili ladri che ci sono. Per prenderli, devi far aumentare moltissimo il prezzo della carne. Chi la comprerà ugualmente, sarà il ladro.”

Il Re fece come gli aveva detto Portacalcina. Nessuno comprava più la carne. Un giorno gli comunicarono che un frate era andato a comprare molta carne, della miglior qualità. Portacalcina disse: “O era Cric o era Croc, travestiti da frate. Ora mi vesto da mendicante e vado in giro per le case a chiedere l’elemosina. A chi mi darà della carne, farò un segno rosso sulla porta, così le guardie lo potranno arrestare.” Quando fece il segno rosso sulla casa di Cric, il ladro se ne accorse e segnò di rosso le porte di tutte le altre case. Le guardie non ci capivano più niente. Portacalcina disse allora al Re: “Metti in fondo ad una scala una tinozza di pece bollente e fa sapere a tutti che in fondo a quella scala c’è un nuovo tesoro. Chi andrà a rubarlo cadrà nella tinozza!”

Cric e Croc, intanto, avevano finito i soldi e così decisero di andare a rubare anche il nuovo tesoro del Re. Croc scese per primo la scala e cadde nella tinozza di pece bollente. Cric, visto che l’amico era morto e lui non riusciva a tirarlo fuori dalla tinozza, gli tagliò la testa e la portò via, in modo che nessuno potesse riconoscere il cadavere. Il giorno dopo il Re andò a vedere se qualcuno era caduto nella pece bollente e trovò il cadavere senza testa. Portacalcina gli disse: “Fa’ trascinare il corpo per tutta la città. Dove sentirai piangere, lì è la casa del ladro.”

La moglie di Croc, quando vide il cadavere del marito trascinato per le strade della città cominciò a piangere ed urlare. Ma insieme a lei c’era Cric, che capì tutto quanto. Si mise immediatamente a rompere piatti e scodelle e a prendere a calci la donna. Le guardie videro i piatti rotti e l’uomo che picchiava la donna piangente e così se ne andarono, pensando ad una lite in famiglia.

Visto inutile anche questo trucco, il Re disse che avrebbe perdonato il ladro se fosse stato capace di rubargli le lenzuola dal letto. Cric accettò la sfida.

Alla sera il Re si coricò con il fucile accanto, in attesa del ladro. Nel frattempo, Cric si era fatto dare un cadavere dal becchino della città, lo aveva vestito con i propri abiti ed era salito sul tetto del palazzo del Re. A mezzanotte in punto, Cric fece penzolare il corpo, legato ad una fune, davanti alla finestra del Re. Il Re, allora, sparò un colpo e vide cadere il corpo e la fune. Corse nel giardino per vedere se era morto e in quel momento Cric si calò nella stanza e rubò le sue lenzuola. Il Re, fedele alla parola data, gli perdonò le sue malefatte e, per essere sicuro che non rubasse più, gli diede in sposa sua figlia.

Giocatori – Almeno una quindicina, con un conduttore.

Occorrente – Carta e matita per tutti.

Preparazione – Ciascun giocatore sceglie il nome di una merce da rubare (Cric e Croc sono o non sono due abilissimi ladri?), la scrive in un angolo del proprio foglio e la traduce in ladrano (la lingua dei ladri): ogni lettera del nome viene sostituita con quella due posti più in là nell’alfabeto (la A con la C, la B con la D e così via). Il conduttore indica uno dopo l’altro tutti i giocatori e ciascuno di loro comunica la sua parola in ladrano ai compagni, che la scrivono sul proprio foglio. È assolutamente vietato tracciare accanto a queste parole qualsiasi segno che possa aiutare a ricordare chi le ha dette. Tre minuti di tempo per tradurre qualcuna di queste parole in italiano, dopo di che il gioco può avere inizio.

Regole – Si estrae a sorte il nome di un giocatore, che deve dire il nome di un compagno-ladro abbinato alla merce che ha deciso di rubare. Se l’abbinamento è giusto, il primo giocatore rimane in gara, mentre in caso contrario viene inesorabilmente eliminato. In entrambi i casi tocca poi al secondo giocatore chiamarne un altro (comunicando a tutti cosa vorrebbe rubare) e così via. Non si può chiamare un giocatore già chiamato da qualcuno in precedenza. Se viene chiamato il primo giocatore, il gioco prosegue poi da un suo compagno che non ha ancora giocato, estratto a sorte dal conduttore. Quando tutti i giocatori hanno cercato di abbinare un compagno diverso con la merce che ha deciso di rubare, il gioco prosegue con quelli rimasti in gara. Quando più della metà dei giocatori è stata eliminata, quelli rimasti devono cercare, sempre a turno, di abbinare i compagni eliminati con le relative merci. In questo caso, saranno i compagni chiamati a decidere, di volta in volta, quale giocatore dovrà poi proseguire il gioco.

Vincono – Gli ultimi due giocatori-ladri rimasti in gara (Cric e Croc).