LA LEGGENDA DEL PO

(Scuola Media di Busca - CN)

Tanto tempo fa Iddio abbassò lo sguardo sulla Terra e sorrise. In quell’istante nacqui io, il Monviso, e tutti gli altri monti che mi son qui d’intorno: Monte Granero, Rocca di Niera, Cima delle Lobbie e gli altri che vedi qui in fila. Noi siamo, dunque, fratelli, ci teniamo per mano e così in fila formiamo le Alpi.

Quassù passa a volo qualche aquila, passano corvi e avvoltoi, ma non si fermano, perché quelli son gente vagabonda, senza casa né tetto, e per questo corrono per il mondo urlando e fischiando.

Così io sono qui, fermo e solo. Un giorno dissi:

– Oh, se avessi un figlio! Basterebbe un figlio a riempire la più vasta solitudine, cacciare la più grande malinconia. Guardai Monte Granero: lui ha un figlio e si chiama Torrente Pellice. Guardai Rocca di Niera: anche lei ha un figlio e si chiama Torrente Varaita.

Così dissi e subito una dolce voce – glo, glo, glo – si fece sentire entro le mie viscere e nacque mio figlio.

Io lo chiamai Marte, perché era ardito e fiero, ma poiché era piccolino, pensai che si poteva anche chiamare Martino.

Per lui preparai quel piano erboso che tu vedi qui sui miei fianchi e che voi chiamate ora Pian del Re. Sì, è proprio un bel piano da re e il mio Martino ci faceva i suoi giochi: si cambiava in pozze e rigagnoletti e faceva nascondino con i genietti delle montagne. Là dove il piano si inclina e precipita giù aveva scavato addirittura una misteriosa grotta. Voi, piccoli uomini, avete scoperto questa grotta e avete detto:

– Questa è la grotta del Rio Martino.

Un giorno vennero su dalla pianura gli uomini, non per chiedermi legname per costruir capanne, non per chiedermi pietre o altre cose che io possa dare, ma per chiedere acqua, acqua per ristorar la terra arsa, bruciata dalla gran vampa del sole. Le mandrie erano assetate e non avevan più erba da brucare. Io dissi loro:

– Andate da mio figlio Martino, che è là nella sua grotta e gioca coi genietti. Lui vi darà acqua per dissetarvi e per ristorare la terra.

Gli uomini andarono alla grotta e, pieni di buona creanza come sono gli uomini quando vogliono ottenere favori, bussarono alla porta.

La porta si aprì e il mio Martino irruppe fuori ridendo e gridando:

– Va bene, vi darò acqua, acqua quanta ne volete! – e corse a valle ad irrorare la terra, a dissetare uomini e armenti. Più acqua dava e più loro ne chiedevano:

– Ancora un po’ per il mio orto, ancora un po’ per il mio frutteto…

Il mio Martino, ridendo, diceva:

– Eccovi ancora il po’ che mi chiedete.

Quando non ebbe più acqua da dare, scesero dai monti tutti i torrenti per dare a lui quel po’ che gli occorreva per far tutti contenti.

Quella implorazione degli uomini che chiedevano: “Ancora un po’, ancora un po’…” fece loro dimenticare il primo nome del donatore e da quel giorno il mio Martino venne chiamato “il Po”.

Da “I racconti della Montagna” – P.Reynaudo – Ed. La Scuola

Prima parte – Dal monte nasce il fiume, che scende al piano, si scava una grotta e corre in aiuto alle campagne assetate.

Ogni squadra deve cercare di passare dalla parola monte alla parola fiume cambiando una sola lettera per volta, facendo in modo di formare sempre, man mano che va avanti, parole intermedie di senso compiuto. Terminata la trasformazione, deve passare dalla parola fiume alla parola piano, poi da piano a grotta e infine da grotta ad aiuto. La lettera in più necessaria per passare da piano (cinque lettere) a grotta (sei lettere) è possibile inserirla in qualsiasi momento, così come è possibile togliere in qualsiasi momento la lettera in meno di aiuto (cinque lettere) rispetto a grotta (sei lettere). Quando una squadra termina l’ultima trasformazione, il gioco viene interrotto.

Seconda parte – L’acqua del fiume raggiunge le campagne e fa crescere piante, fiori, frutta e verdura.

Le squadre, usando le lettere delle parole intermedie che hanno scritto fino a quel momento, devono cercare di formare dei nomi di alberi, fiori, frutta e verdura. Man mano che usano una lettera, la cancellano dalla parola da cui l’hanno presa. Dieci minuti di tempo, al termine dei quali vince la squadra che ha scritto il maggior numero di nomi.